Making of: Elemental

Nel cuore di ogni grande narrazione ci sono storie personali, quelle che intrecciano le esperienze umane con le sfide, i sogni e le aspirazioni. Peter Sohn, regista di Elemental, è nato da una famiglia coreana immigrata negli Stati Uniti e cresciuto in un crogiuolo di culture a New York, dove ha imparato a navigare tra le aspettative familiari e la sua passione per l'arte e l'animazione. La sua esperienza personale, fatta di conflitti culturali e la ricerca di un senso di appartenenza, ha fornito il terreno fertile per la creazione di Elemental, un film che esplora in modo vivace e innovativo i temi dell'immigrazione, dell'identità e dell'integrazione.

La storia si svolge ad Element City, un mondo fantasy dove i personaggi sono costituiti da elementi: Terra, Aria, Acqua e Fuoco. La famiglia Lumen arriva dalla Terra del Fuoco e cerca di trovare il proprio posto in questa città caotica, che non è molto ospitale con gli elementi fuoco. Ember è la giovane figlia di questa famiglia e si innamora di Wade, un ragazzo acqua. Dovrà quindi destreggiarsi tra il suo temperamento focoso, la volontà di suo padre di farle ereditare il negozio e la relazione con un elemento che è letteralmente pericoloso toccare.

↳ Peter Sohn a View Conference

< Le origini della storia >

I genitori del regista Peter Sohn sono coreani e si sono trasferiti negli Stati Uniti alla fine degli anni ‘60. Insieme al fratello, Sohn è cresciuto a New York, nel Bronx, dove suo padre aveva un negozio di alimentari. I genitori volevano che Sohn diventasse dottore o avvocato e non vedevano di buon occhio la sua passione per l’arte e l’animazione. Sebbene a casa vivesse immerso nella cultura coreana, a scuola era circondato dalla cultura americana. Sohn voleva integrarsi nel paese in cui viveva e questo processo di solito attraversa determinati step, come rifiutare la propria cultura e cercare di immergersi completamente in un nuovo mondo, per poi riconoscere le proprie origini e diventarne orgogliosi. C’era quindi tensione all’interno della famiglia, dovuta alle differenze culturali e al desiderio di Sohn di seguire la sua vocazione creativa. Tuttavia, durante una cerimonia in cui Sohn ricevette un premio per il suo lavoro in Il viaggio di Arlo, ha visto i genitori molto commossi e orgogliosi di lui e ha improvvisamente compreso tutti i sacrifici che avevano fatto nella loro vita. Ha impiegato molto tempo per riuscire ad empatizzare con il viaggio dei suoi genitori, ma quando è finalmente riuscito a comprederli ne è rimasto sopraffatto perché non sapeva come ripagarli.

↳ Peter Sohn a View Conference

La storia di Elemental nasce da questa esperienza molto personale; è una lettera d’amore e di ringraziamento di Sohn verso i suoi genitori. Il film però non è un’autobiografia, perché Sohn ha fatto crescere questa idea parlando con un centinaio di persone a Pixar riguardo la loro esperienza di prima o seconda generazione di immigrati. La storia si è quindi arricchita grazie al contributo di molte esperienze personali e provenienti da tutte le parti del mondo.

Oltre alla relazione con la sua famiglia, Sohn si è anche ispirato alla relazione con sua moglie, una donna metà italiana e metà americana, quindi proveniente da una cultura ancora molto diversa da quella coreana e con cui inizialmente ci sono stati attriti con la famiglia, che non l'ha subito accettata. Questa sua esperienza ha alimentato la storia di Ember e Wade.

In occasione di View Conference, abbiamo incontrato il regista Peter Sohn e parlato delle sfide affrontate per realizzare Elemental.

< I personaggi >

I personaggi elementali costituiscono per Sohn una semplice metafora del crescere in una città come New York, con molte persone provenienti da tante culture diverse. L’idea degli elementi è nata molti anni prima in una lezione di scienze quando Sohn, guardando la tabella periodica degli elementi, ci vedeva un condominio con appartamenti in cui vivevano famiglie di culture diverse e disegnava piccole scene di queste personaggi chimici. In seguito, quando Pixar gli ha proposto di dirigere un film, è partito dall’idea di creare una lettera di ringraziamento ai suoi genitori e l’ha fusa con l’idea di una città popolata di creature elementali; e così Element City è diventata un posto che potesse ospitare questo tema universale: sentirsi stranieri e cercare di appartenere a qualcosa.

↳ Peter Sohn a View Conference

Inoltre per rappresentare il conflitto culturale tra Ember e Wade, Sohn li ha personificati come elemento fuoco ed elemento acqua, ponendosi la domanda su cosa potesse accadere quando Acqua e Fuoco stanno insieme. Inoltre, il conflitto tra le famiglie di Ember e Wade si è poi riflesso anche nel conflitto tra Acqua e Fuoco nella città stessa. Il razzismo nei confronti degli elementi Fuoco è anche un richiamo all’esperienza personale di Sohn: un ragazzo coreano che cresce in una città dove spesso persone asiatiche subiscono momenti di odio da altre persone. I contrasti nell’identità di Ember, come quello di essere Fuoco ma di volersi integrare in una famiglia Acqua, sono anche sottolineati nel film dalla contrapposizione di scene molto vaste, come quelle nella città, e altre molto racchiuse, come quelle nel negozio dei genitori, e da un avvicinamento al personaggio di Ember che si ha con scene che diventano man mano più personali e intime.

Non c’è un vero cattivo nella storia, ma i personaggi hanno conflitti interiori che fanno proseguire il film. Durante lo sviluppo della storia tuttavia avevano creato diverse versioni in cui erano presenti cattivi, perché risultava difficile far connettere l’audience a dei personaggi astratti in una storia astratta. Queste prime versioni erano essenzialmente film di supereroi che usavano i poteri dell’acqua e del fuoco per sconfiggere un cattivo, ma non ne trasparivano le emozioni e il messaggio che volevano comunicare. Poi hanno cominciato a connettere le reazioni degli elementi ai sentimenti umani: una fiamma che si affievolisce all’improvviso come una persona ferita da una frase negativa, le bolle dell’acqua che si scalda quando sta per toccare il fuoco come la pelle d’oca. Queste connessioni hanno reso più vera la storia, al posto del cliché di un cattivo che conquista la città.

< La tecnologia >

¬ La sfida

Per realizzare Elemental hanno dovuto risolvere dei problemi tecnologici che non erano stati mai risolti prima, proprio come agli inizi della Pixar, quando la tecnologia doveva avanzare per consentire le aspirazioni artistiche. Hanno dovuto creare della tecnologia per fare in modo che fosse possibile realizzare l’idea del film; è quindi stato sia emozionante sia intimidatorio lavorare su un progetto simile. Sviluppare dei personaggi elementali ha richiesto un impegno tecnico enorme e la creazione di nuovi processi e pipeline, ma nonostante le difficoltà sono riusciti a rendere espressivi degli effetti visivi come l’acqua e il fuoco.

Non esistevano reference di personaggi di questo tipo in 3D, ma solo in 2D come ad esempio Calcifer ne Il castello errante di Howl. Un esempio poteva essere la Torcia Umana, ma più che essere un personaggio fuoco è una persona che ha preso fuoco. Sebbene le emozioni dei personaggi dovessero essere trasmesse in maniera umana, non potevano avere uno scheletro umano e dovevano comunque avere le proprietà del fluido o del gas. Hanno quindi impiegato anni di sperimentazione per creare questi nuovi personaggi elementali, in cui hanno provato a controllare il fuoco senza però privarlo della sua essenza, rendendolo irriconoscibile. L’acqua tuttavia si è dimostrata ancora più difficile, perché ogni movimento rischiava di cambiare la forma del personaggio in qualcosa di completamente diverso. Se venivano rimosse le bolle, il personaggio sembrava fatto di gelatina. Se venivano rimossi i riflessi, sembrava un fantasma. L'illuminazione infatti è stata una delle sfide più grandi, dato che l’acqua riflette la luce e il fuoco la emette: l'acqua in un sotterraneo non si poteva vedere, mentre in un ambiente soleggiato bruciava l’immagine e viceversa per il fuoco.

Motori trainanti per superare questa sfida sono quindi stati l’ingenuità di Sohn nel non sapere bene fino in fondo la complessità e i problemi che si sarebbero posti, ma anche la motivazione che lo stava spingendo a realizzare questo film, ovvero per ringraziare i suoi genitori.

¬ Le innovazioni e le simulazioni

I personaggi sono costituiti da effetti volumetrici che devono trasmettere delle emozioni, per cui hanno dovuto rendere delle simulazioni di acqua e fuoco accattivanti per l’audience. Il team tecnico a Pixar ha quindi realizzato molteplici iterazioni veloci per poter arrivare al risultato ideale. Volendo portare tutta la dinamicità del fuoco e dell’acqua nei personaggi hanno dovuto per forza fare simulazioni, in quanto fare un loop tra poche keys non avrebbe funzionato. Pur essendo simulazioni, i personaggi hanno una silhouette che li definisce e che li separa da altri personaggi dello stesso elemento: per fare ciò viene usata una barriera dinamica per dar forma al personaggio, quasi come se avessero scolpito il personaggio da un volume in cui era stata calcolata la simulazione. Inoltre, le simulazioni cercano di ritornare sempre alla stessa forma, come i tre ciuffi dei capelli di Wade che come onde del mare si infrangono per poi tornare indietro. Oltretutto, a rendere più interessanti i personaggi ci sono effetti come le caustiche nel volume di Wade o le bolle che attraversano il suo corpo.

Una simulazione di fuoco che esce da Houdini è molto realistica, non ci sono ripetizioni, non ci sono pattern, riproduce come il fuoco si comporta e non ha uno stile illustrato o organizzato, cosa che era problematica per lo stile del film che non voleva essere realistico. Quindi per stilizzare le simulazioni hanno utilizzato una tecnica di machine learning chiamata Neural Style Transfer. Hanno dato in input delle immagini dipinte dello stile che volevano dare al fuoco e la simulazione stessa. Ciò che ottenevano era un mix delle due: una simulazione volumetrica organizzata e con uno stile particolare.

¬ Il rendering

Nonostante sia un film realizzato interamente in 3D, alcune cose hanno un aspetto più 2D e questo è dovuto ad un insieme di fattori: il risultato dello style transfer, le silhouette che scolpiscono i personaggi, i trucchetti usati per il lighting, come ad esempio le ombre molto grafiche, e il filtro Kuwahara, che rende gli oggetti distanti più illustrati e che ha permesso di integrare meglio i personaggi nei set.

Per renderizzare un film di tale complessità, la Pixar ha utilizzato la renderfarm più grande usata fino ad oggi dallo studio. Hanno dovuto aumentare la capacità di CPU e GPU, perché il rendering volumetrico è molto costoso, le simulazioni richiedono molta capacità computazionale e il Neural Style Transfer richiede GPU. Inoltre hanno dovuto aumentare lo storage per supportare la gran quantità di dati delle simulazioni.

↳ Peter Sohn a View Conference

< L’animazione >

Essendo Elemental un film ricco di momenti emotivi, l’animazione avrebbe richiesto delle performance molto delicate e impercettibili. Tuttavia, visto che gli effetti sono una parte molto rilevante del personaggio, era importante fare in modo che i dettagli dell’animazione potessero essere correttamente comunicati, senza venire nascosti dagli effetti. Questo ha richiesto una grande collaborazione tra il team dell’animazione e il team degli effetti, in modo da riuscire a trovare il giusto equilibrio tra i due aspetti. Ad esempio, nel personaggio di Ember hanno fatto in modo che la parte centrale del volto avesse una palette più uniforme, che rendesse ben leggibile la performance degli occhi, mentre il movimento dei capelli è quasi esclusivamente il risultato della simulazione del fuoco. Mentre per Wade hanno dovuto calibrare attentamente tutte le riflessioni che avvenivano sul suo volto, per fare in modo che la performance fosse leggibile e l’elemento acqua fosse sempre tale, senza sembrare gelatina o altro.

↳ Peter Sohn a View Conference

Insieme al team tecnico, hanno poi portato al livello successivo le possibilità che erano date agli animatori. Infatti, avevano non solo controllo generale del corpo e del volto, ma potevano anche controllare il comportamento del fuoco o dell’acqua per amplificare la performance. In questo modo Amber poteva affievolirsi o esplodere, Wade poteva sciogliersi o gonfiarsi. Questo ha richiesto forte collaborazione tra il team di animazione e quello tecnico, e anche moltissime iterazioni.

Per l’animazione hanno utilizzato le Curvenets che erano già state usate in passato, ma che sono state spinte ancora di più in questo film. Si tratta di porre su un personaggio una griglia a bassa risoluzione ed esporre agli animatori dei controlli ad alto livello che permettono di dar forma al volume sottostante.

< Il suono e la musica >

Visto che Element City è un mondo fantasy, hanno dovuto creare il giusto sound utilizzando suoni che associamo agli elementi o alle persone reali, ma creando comunque qualcosa di nuovo. Visto che i personaggi hanno già una forte presenza visiva, con il suono non volevano creare distrazioni dall’aspetto, ma solo arricchire il personaggio. Hanno pensato a quale suono potesse fare Wade che cammina: dovrebbe provocare suoni di passi come nella realtà, o solo acqua che si muove? Tuttavia, dovevano comunque fare in modo che l’audience percepisse il peso di Wade che cammina, in modo da radicarlo e farlo sentire parte di quel mondo. Quale suono fa un personaggio Fuoco che bussa ad una porta: dovrebbe fare il “toc-toc” a cui siamo abituati, o dovrebbe suonare solo come fuoco? Hanno quindi dovuto esplorare diversi suoni, così da creare un mondo credibile in cui l’audience potesse immergersi e concentrarsi sull’emotività della storia.

Essendo un mondo immaginario, anche la musica ha elementi particolari come le vocalizzazioni della folla, solo voce che canta, le percussioni e gli strumenti che rendono l’ambiente più esotico e unico. Inoltre, la musica cambia anche molto a seconda della profondità della scena, come quella dello stadio o quella dell’appuntamento tra Ember e Wade, in cui la musica diventa molto intima e viene addolcita dai suoni che emette Ember quando salta sui cristalli fatti con percussioni sui bicchieri. In seguito, si ha una scena ancora più profonda, quando Ember cammina al di sotto della Wetro: si sente il suono dell’acqua che cade a cascata e la musica che costruisce l’emotività di quel momento. Inoltre la musica viene bilanciata anche molto bene dai suoni, come ad esempio nella scena in cui le mani di Ember e Wade si toccano, dove i suoni di acqua e fuoco sottolineano le emozioni nei momenti giusti e la musica nel frattempo cresce e costruisce gran parte della narrazione.

Anche con il suono hanno voluto sottolineare l’aspetto di conflitto culturale e appartenenza. Infatti, in diverse parti di Element City si hanno diversi paesaggi sonori. Hanno anche aggiunto vocalizzazioni di un linguaggio astratto, per rappresentare l’immigrazione e il trovarsi al di fuori della propria zona di comfort. Inoltre, hanno sottolineato i momenti emotivi del film: a volte si ha molta spazializzazione del suono, come quando la città deve sembrare un ambiente immenso e grandioso, mentre altre volte il suono è molto raccolto, come quando il negozio deve suonare molto famigliare e personale.

Particolarmente bella e impegnativa è stata la scena di apertura, in cui si passa da suoni e musica molto quieti della barca su cui sono i due genitori e poi man mano si aggiungono i suoni e si ha un crescendo della musica fino allo spalancarsi delle porte di Element City dopo l’ufficio immigrazione. È una scena con poco dialogo in cui musica e suoni portano avanti la maggior parte della narrazione.

\\ Conclusione

Elemental emerge come un capolavoro di animazione che trascende il semplice intrattenimento per toccare corde profonde nell'animo degli spettatori. Attraverso la sua narrazione emotivamente ricca e la rappresentazione visiva mozzafiato di personaggi elementali, Peter Sohn ci offre una finestra sulle complesità dell'esperienza umana, illuminando i conflitti interiori e la ricerca di un posto nel mondo. Questo film, animato non solo da avanzate tecniche di animazione ma anche dal cuore pulsante delle esperienze di Sohn e di molti altri come lui, serve come un potente promemoria dell'importanza delle nostre radici e delle storie che portiamo con noi. In definitiva, Elemental è una lettera d'amore alla famiglia, alla diversità culturale e alla resilienza dello spirito umano, che riecheggia a lungo dopo che le luci del cinema si sono spente.

Ascolta ora il podcast in cui parliamo di Elemental, per scoprire di più sulla storia, i personaggi e le tematiche del film!

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