Making of: Turning Red

La regista Domee Shi ha presentato l’idea di Red nel 2017, insieme ad un paio di altre idee, subito dopo aver finito il corto Bao. Tutte le idee presentate riguardavano ragazze e storie di formazione (coming of age), ma Turning Red era la più personale e insieme anche la più bizzarra. La fonte principale della storia è stata infatti la vita stessa di Domee Shi, che ha comunque portato in superficie momenti imbarazzanti a cui chiunque nell'audience può relazionarsi, generando un cringe collettivo che è insieme divertente e nostalgico.

Nella Toronto del 2002, Meilin Lee è una ragazza cinese-canadese di 13 anni che vive una magica pubertà, trasformandosi in un panda rosso gigante tutte le volte che prova emozioni forti. È una trasformazione non solo fisica, ma anche emotiva, perché Mei metterà in discussione il proprio essere e il suo ruolo all'interno della famiglia. È una storia madre-figlia, che parla delle difficoltà della crescita, cercare di capire chi si è e sapersi accettare. La regista adora i panda rossi ed è per questo che l’ha scelto come animale in cui si trasforma Mei. Inoltre il panda rosso è una metafora carina e bizzarra per la pubertà: i panda sono pelosi, strani e il colore rosso rappresenta le mestruazioni, la rabbia e l’imbarazzo. Sebbene Mei si trasformi in un panda rosso, la sua storia di crescita rimane comunque molto universale dato che molte ragazze si svegliano un giorno e non riconoscono il proprio corpo. È una storia al tempo stesso molto specifica e molto universale, con un tipo di protagonista che non è stato esplorato prima in Pixar, ma anche in generale nel mondo dell’animazione.

Red è un film in cui si sono voluti allontanare dallo stile Pixar per fare qualcosa di nuovo. Hanno voluto varcare i confini dello stile classico, sia nella narrazione, nella fotografia, sia nel look, mescolando elementi disegnati a mano e influenze di arte orientale.

< Ispirazione >

La protagonista è molto diversa dal solito personaggio Pixar e quindi volevano anche rappresentarla con uno stile unico. In particolare, il look visivo del film deriva dalla visione di Mei e da come lei vedrebbe il mondo, in modo da far provare all’audience le sue stesse sensazioni. Lo stile supporta sempre cosa sta accadendo nella storia, cambiando a seconda della scena, diventando più magico, triste, colorato, serio, puccioso, onirico. La fonte di ispirazione maggiore sono stati gli anime: espressioni esagerate, occhi grandi, background astratti, effetti sui volti, come la gocciolina di sudore; insomma un mondo incredibilmente espressivo e dove i sentimenti dei personaggi sono molto intensificati. I vari dipartimenti hanno quindi cercato di stilizzare e esagerare ogni aspetto del look del film: infatti se il design dei personaggi fosse stato molto cartoony, ma shading ed effetti molto realistici, l’insieme non avrebbe funzionato. Le reference sono state soprattutto anime degli anni ‘90 e inizio 2000: Sailor Moon, Ranma ½, Fruits basket; serie tv incentrate su amicizie femminili, con un look dominato da colori pastello.

L’effetto nostalgia è inoltre garantito da tutta una serie di elementi più occidentali tipici dei primi anni 2000: tamagochi, orecchini adesivi a forma di stella, collanine elastiche, boy bands, giornaletti, figurine, cellulari a conchiglia, CD fatti in casa per scambiarsi le playlist tra amiche e balletti registrati con handy cam a cassetta. Anche l'introduzione di Mei con la rottura della quarta parete può essere ispirata a serie come Lizzie McGuire, in cui la protagonista parlava direttamente con il pubblico.

< Femminilità >

Domee Shi è stata la prima regista donna a lavorare indipendentemente su un film Pixar, ovvero senza co-registi, raccontando una storia molto femminile. Anche la maggior parte del leadership team è al femminile: la produttrice Lindsey Collins, la production designer Rona Liu, la sceneggiatrice Julia Cho e il supervisore degli effetti speciali Danielle Feinberg. In particolare, Feinberg è stata la prima donna in vent’anni a ricoprire il ruolo di supervisore degli effetti speciali in Pixar. Tuttavia, anche la parte maschile del team è stata in grado di ascoltare il proprio lato da “ragazza tredicenne” e l'intera crew è riuscita a mettere in scena una storia prettamente femminile con freschezza e sincerità sorprendenti.

Red è una storia raccontata da un punto di vista femminile, senza stereotipi. Viene messo in scena il viaggio dell’eroina e non dell’eroe. Nel viaggio dell’eroe, il protagonista riceve la chiamata all’avventura, a cui può rispondere subito, e il tipo di sfide che affronterà gli farà chiudere più avanti il suo arco trasformativo. Invece, nel viaggio dell’eroina, la protagonista deve liberarsi di determinati ostacoli sociali e catene di doveri, prima di poter rispondere alla chiamata all'avventura e uscire nel mondo.

< Cultura cinese >

Molti ragazzi/e cinesi crescono con tanta pressione di rendere fieri i propri genitori: prendere i voti più alti, essere sempre in orario, aiutare nelle attività di famiglia, esseri i figli perfetti. Mei è combattuta tra essere “la brava figlia di mamma” o abbracciare la parte più selvaggia che è in lei. Si tratta di un problema a cui vanno incontro molti giovani, ma risulta specialmente difficile per i figli di immigrati che sentono il peso di rispettare le tradizioni di famiglia e fare in modo che i tanti sacrifici fatti dai genitori non siano stati vani. I ragazzi dal loro lato scoprono molte cose nuove e meravigliose nel nuovo paese che vogliono esplorare, restando quindi in bilico tra due mondi.

Con il personaggio di Mei viene esplorata questa dinamica, oltre a quella di essere intrappolata tra una ragazzina umana e un panda. Quando Mei è a scuola, si comporta come una ragazza canadese. Le sue origini cinesi si mostrano di più quando torna a casa: cibo, tv show cantonesi e pratiche religiose al tempio di famiglia. Mei è definita da entrambe le identità e questa dualità si riflette in molti aspetti del film, come ad esempio la colonna sonora: le musiche sono di base contemporanee, a cui vengono talvolta aggiunte percussioni cinesi, ma che diventano completamente orientali nelle scene della dimensione astrale, oppure in modo diametralmente opposto con le canzoni di boy band occidentali dei 4*Town.

Mei può essere sia cinese sia canadese, può essere se stessa. Deve però capire come conciliare il ruolo di figlia modello, senza tradire la sua personalità, le sue passioni e le sue amicizie.

< Production design >

¬ Chunky cute e Asian tween fever dream

L’estetica di Domee Shi e Rona Liu, production designer, gravita molto verso personaggi adorabili e carini che vorresti pacioccare e abbracciare: uno stile “chunky cute”. Hanno voluto creare dei personaggi più tozzi per riflettere anche le loro stesse corporature, insomma dei personaggi che non fossero perfetti. Mei è teneramente paffutella, con la faccia tonda e le caviglie spesse, ha dei nei e le sue sopracciglia sono a ciuffetti. Quindi, anche il panda doveva essere tozzo e carino, con gambette corte e una coda foltissima. Di conseguenza, gli ambienti dovevano essere progettati per adattarsi a questo stile dei personaggi: non potevano avere un personaggio cartoony su uno sfondo realistico. Hanno mantenuto le caratteristiche specifiche di Toronto, come per esempio i tetti, ma hanno reso tutto più tozzo: ad esempio, se un edificio ha cinque piani, lo riducono a tre mantenendo cinque file di finestre.

Ad ogni personaggio è stata associata una specifica palette di colori, ispirandosi anche a famosi anime come Sailor Moon, dove ogni personaggio ha il suo colore specifico. Il colore di Mei è ovviamente il rosso, mentre per la madre Ming è il verde, con sottotoni blu, ovvero le due sono complementari. Miriam ha il colore verde, con sottotoni gialli, mentre Priya ha il colore arancione/ocra, per le sue origini indiane, e infine Abby ha il colore viola/lavanda, in modo da apparire tranquilla, quando invece il suo carattere è infuocato di energia (quindi il viola rende questo contrasto ancora più sorprendente).

In contrasto con la rotondità di Mei, il design della madre Ming è più squadrato, ha spalline importanti e sopracciglia fini, come le donne cinesi degli anni sessanta. È un mix fra tradizione cinese e donna in carriera occidentale. Ming non è un personaggio mono-dimensionale, fatto con lo stampino, e certamente non come madre.

Infine, la regista voleva che i personaggi fossero iconici e che “saltassero fuori dagli sfondi”, ”pop from the background”. Per ottenere questo effetto, la fotografia e le luci hanno fatto in modo che i personaggi fossero più saturi rispetto allo sfondo. Sebbene il film sia molto colorato, nell’immagine non hanno comunque mai usato più di quattro o cinque colori per non renderla troppo confusa visivamente.

< Effetti speciali >

Dal punto di vista degli effetti speciali, il personaggio più difficile da realizzare è stato il panda, in quanto non solo ha la pelliccia, ma anche un’espressività esagerata, soprattutto per quanto riguarda la bocca in espressioni anime come la boccuccia da gatto (^ω^), risultato molto difficile da ottenere in fase di rigging.

Una nuova tecnologia usata nel film è stata quella dei “Profile Movers”, ideata dall’articolatore Bill Sheffler. Si tratta di una tecnica che permette di usare una curva per definire il profilo della topologia di un modello: i singoli punti delle articolazioni vengono poi automaticamente calcolati, invece che dover muovere punto per punto manualmente. Questo strumento consente agli animatori di esagerare quanto vogliono senza dover tornare indietro allo step dell’articolazione quando il rig viene strapazzato troppo. Inoltre è un modo molto più diretto e intuitivo per definire la posa del personaggio perché si può definire la silhouette o la forma della bocca che si vuole.

Un altro aspetto complesso è la pelliccia e fare in modo che si adattasse ai pattern definiti nel character design. Quando panda Mei si eccita o diventa arrabbiata, i peli bianchi delle guance si aprono o si contraggono, effetto tecnicamente difficile da ottenere. Per farlo hanno usato una tecnica simile ai “Profile Movers”, quindi usando delle curve per definire la direzione della pelliccia che poi viene simulata, invece di muovere i peli in modo singolo o di usare lo sculpting. Anche il personaggio di “Mingzilla”, la versione panda della madre Ming, ha costituito una sfida, viste le dimensioni e i numerosi ciuffi pelosi che doveva avere in una forma ben precisa.

< Animazione >

Per seguire lo stile del film, l’animazione avrebbe dovuto essere molto energica, con pose molto forti, espressività al limite e movimenti cartoony. Anche in questo caso l’ispirazione arriva dagli anime, dove è normale avere personaggi in posizioni epiche, folli forme degli occhi e movimenti senza senso. I momenti più calmi rimangono nello spazio della classica animazione Pixar.

Una delle sfide maggiori è stata ottenere il comportamento caratteristico di tre ragazze teenager, soprattutto da parte degli animatori maschi. Infatti c’era la tendenza di ottenere scene animate troppo in stile tomboy, che hanno quindi richiesto diverse revisioni e correzioni. Alla fine hanno ottenuto uno stile che desse a Mei un atteggiamento confidente, ma anche un po’ inetto, come ad esempio il fatto che tentenna quando assume una posa o si aggiusta gli occhiali di continuo.

Per l’animazione del panda erano partiti con l’idea di dare più peso ai movimenti, ma nell’azione si perdeva troppa energia rendendo l’animazione innaturale; quindi hanno alleggerito i movimenti e hanno animato molto di più seguendo ciò che avrebbe fatto Mei, ma in scala più grossa. Inoltre man mano che Mei si abitua di più al panda, le animazioni cambiano e rispecchiano questa crescita, con Mei che inizia a muoversi sempre più come un vero panda. Ad esempio, se panda Mei si spaventa, si gira e corre via con le zampe alzate, un comportamento tipico del panda rosso.

Ogni personaggio viene caratterizzato, oltre che da un colore specifico, anche da uno stile particolare di animazione. Ad esempio, Priya ha sempre gli occhi mezzi chiusi, Miriam mostra spesso i denti a causa dell’apparecchio e Abby ha un’espressione arrabbiata anche quando è felice.

Se le espressioni sono state esagerate, alcuni movimenti sono invece stati ridotti o limitati. Alla Pixar, gli animatori imparano a muovere il personaggio in modo che l’animazione provenga da tutto il corpo: la colonna vertebrale, la testa, le braccia e così via. Tuttavia in Red, ci sono momenti in cui un personaggio può muovere solo un braccio individualmente mentre il resto del corpo rimane immobile. Ad esempio, quando panda Mei si nasconde nel bagno della scuola e incontra Stacy, lei viene spinta da Mei che muove solo il braccio, rendendo il tutto più comico.

< Fotografia >

¬ Lighting

Ci sono situazioni molto diverse nel film, e tutte hanno richiesto un lavoro particolare da parte del team di fotografia. Nelle scene calme, la fotografia è più minimale, con pochi punti luce che illuminano la scena e raccontano cosa sta succedendo nella storia. Altre sequenze, come quella del concerto, hanno richiesto molto lavoro per coreografare tutte le luci e mantenere un caos organizzato: infatti nonostante ci sia molto movimento, era importante che il focus restasse sempre sui personaggi.

Toronto, una città abbastanza grigia, scura e dominata dal calcestruzzo, è invece rappresentata in modo diverso: il look è fotografico ma anche fresco, esaltante grazie ai molti colori e divertente da guardare; anche in questo caso il tutto influenzato dal mondo anime.

Una scena fondamentale per definire il look del resto del film è stata quella in cui le ragazze ballano davanti al supermercato. Da qui sono infatti partiti per calibrare il delicato equilibrio tra sfondo e personaggi e le relative palette. Per far uscire i personaggi dallo sfondo hanno usato diverse tecniche. Una è stata quella di avere una sorta di “pastel wash” per lo sfondo e avere invece colori più saturi per i personaggi. Visto che nel film hanno rimosso contrasto, non hanno utilizzato la luce per far uscire i personaggi da uno sfondo più scuro; invece hanno usato una luce più netta per i personaggi e una luce più morbida per gli sfondi. Quest’ultimo aspetto riprende sempre gli anime, dove si hanno personaggi molto ben definiti e brillanti su sfondi molto più dipinti e sfumati. In questo modo sono riusciti a far uscire i colori principali dei personaggi (rosso, verde, arancione, viola) dall’immagine. Inoltre, il panda è stato illuminato in un modo speciale per fare in modo che il rosso venisse esaltato anche nel caso in cui si trovasse in una situazione scura o molto satura. Non hanno usato effetti atmosferici perché sarebbe risultato troppo nebbioso, ma hanno giocato bene sul colore e il contrasto. Il background ha una palette molto vibrante, ma non satura.

Per luci e riflessi hanno usato effetti particolari, sempre ispirati dal mondo anime. Ad esempio, di notte le luci hanno una sorta di bolla attorno o i riflessi sulle finestre sono linee molto definite.

Le scene con il cibo sono state molto difficili da ottenere: sono in slow motion per enfatizzare gli effetti, quindi è stato complesso far lavorare bene insieme shading e lighting. Il colore del cibo deve risultare giusto e, allo stesso tempo, il background deve essere quasi sparire, lasciando il punto focale sul cibo.

¬ Camera

Di solito in Pixar vengono usati movimenti di camera ispirati dai grandi film live action, invece in Red c’è un approccio più giocoso, comico e fresco, ispirandosi a Edgar Wright, Wes Anderson e Jaques Tati. La camera e l’inquadratura hanno movimenti giocosi che creano tensione, quasi come se la camera fosse un personaggio a sé.

All’inizio del film viene mostrato un mondo più strutturato e stabile, perché Mei segue le regole della madre e la situazione è tranquilla. Di conseguenza viene usata la simmetria insieme ad inquadrature più ordinate e regolari. Man mano che il film continua, questo stile viene allentato, per mostrare la confusione interna di Mei che non sa bene chi sia.

¬ La foresta di bambù

Scene molto particolari e suggestive dal punto di vista fotografico sono quelle nella foresta di bambù della dimensione astrale. Le lunghe canne di bambù sono state usate per riquadrare i personaggi, come ad esempio per far sembrare Mei più piccola e vulnerabile, oppure per mostrare il passaggio da un'età all'altra della madre Ming nella scena in cui “cresce” da adolescente ad adulta. Per il portale a specchio che viene usato per separarsi dal panda, hanno usato un fuoco molto stretto, al punto che quasi solo gli occhi di Mei sono a fuoco: questo accorgimento ha aiutato a separare i sentimenti di chi sta da una parte e chi sta dall’altra del portale, dando anche un look molto onirico nel background. Inoltre, le luci molto morbide e soffuse, che si muovono, e i colori inusuali e aberrati rendono queste scene molto suggestive e belle.

< Il concerto >

La scena più difficile da realizzare di tutto il film è sicuramente stata quella del concerto allo stadio e ha richiesto molta coordinazione. Sono presenti le folle, effetti, luci del concerto coreografate, panda pelosi e distruzione. Inoltre il momento del concerto doveva essere molto epico, perché le ragazze lo aspettano praticamente per tutto il film, quindi doveva rispettare le aspettative create. Come ispirazione i team hanno visto moltissime clip di concerti di boy band degli inizi del 2000, da cui hanno preso l’idea della “spidercam” per i movimenti di camera.

Riguardo le animazioni, solitamente le scene in cui si hanno quattro o più personaggi che si muovono sono difficili, quindi tutte le scene di ballo sono state una sfida per la coordinazione dei movimenti su personaggi così differenti.

La ciliegina sulla torta della sfida è stata panda Mei che si arrampica su panda Ming, pelliccia su pelliccia, aggrappandosi a ciuffi di peli: una scena molto complessa dal lato della simulazione. Hanno ad esempio usato solo la parte delle braccia (“stunt hands”), in modo da ottenere delle inquadrature molto dettagliate per i primi piani, ma senza dover calcolare l’intero modello dei panda.

\\ Abbraccia il tuo panda rosso

Il panda di Mei rappresenta quella parte di sé che ha tenuto finora nascosta: esuberante, fuori controllo, giocherellona e libera. Il panda arriva prorompente e mina la sua stabilità, ma le fa realizzare come lei sia davvero e di essere una persona a sé. Mei non è come sua madre e va bene così. Vuole abbracciare questo suo aspetto, il panda rosso, che tutti gli altri membri della sua famiglia hanno deciso di rinchiudere in una gabbia per non doverci convivere.

Abbracciare il tuo panda rosso significa accettare ogni parte di te. Va bene non avere il controllo costante. Va bene essere un disastro. Va bene essere eccessivi. Va bene farsi notare. Se non lo accetti è una maledizione, ma se lo abbracci è un dono. Va bene così, se sei confusa e ti sembra di impazzire e non sai più chi sei e temi di deludere i tuoi genitori o te stessa, è una parte naturale della crescita.

Ascolta ora il podcast in cui parliamo di Turning Red, per scoprire di più sulle ispirazioni culturali, la storia, i personaggi e le tematiche del film!

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