Making of: Spider-Man Across the Spider-Verse

L'uscita di Spider-Man: Into the Spider-Verse ha segnato un momento storico per il cinema d'animazione, stabilendo un nuovo standard per il racconto visivo e ispirando un'ondata di innovazioni nell'industria. Con l’enorme successo di pubblico e critica del primo capitolo, Spider-Man: Across the Spider-Verse si è trovato di fronte sia molte aspettative, sia molte opportunità di osare ancora di più: sfide incredibili che hanno spinto il team di migliaia di persone che ha creato il secondo capitolo, a superare nuovamente i confini del possibile.

Nel film, Gwen Stacy e Miles Morales si re-incontrano, quando Gwen viene mandata nella Brooklyn di Miles per tener d'occhio la Macchia, uno scienziato che ha acquisito il potere di aprire portali dimensionali e che ora potrebbe minacciare il Multiverso. La situazione tuttavia si complica quando Miles segue di nascosto Gwen nel Multiverso, per unirsi senza invito alla Spider Society, una squadra di Spider-Persone incaricata di proteggere l'esistenza stessa del Multiverso.

< L’eredità di “Into the Spider-Verse” >

Nel 2018, ha debuttato Spider-Man: Into the Spider-Verse, che ha rivoluzionato l’industria del cinema d’animazione e ha avuto un successo impressionante, incassando 384 milioni di dollari contro un budget di 90 milioni e vincendo l’Oscar come Miglior Film d’Animazione. Sebbene il film fosse realizzato in Computer Grafica, sembrava di guardare un fumetto di supereroi prendere vita e presto molti altri studi d’animazione hanno cercato di adottare un aspetto stilizzato anche per i propri film in CG.

Questa è l’eredità che Spider-Man: Across the Spider-Verse si è trovato ad affrontare e ciò nonostante è riuscito a soddisfare le aspettative, portando sullo schermo un film ancora più complesso e ambizioso del primo capitolo, sia in termini di aspetto visivo sia in termini di storia. Infatti, se nel primo film la storia era incentrata su Miles, nel secondo film la storia esplora in modo più approfondito anche il personaggio di Gwen, introduce il divertente e folle personaggio della Macchia e ci mostra molti nuovi Spider-Man, approfondendone poi alcuni. Di conseguenza, il primo capitolo aveva solo lo stile visivo del mondo di Miles, mentre nel secondo per ogni Spider-Verso che viene esplorato si ha una stilizzazione unica, da quella pittorica dell’universo di Gwen, a quella densa e frenetica di Mumbattan, fino a quella futuristica di Miguel O’Hara. Inoltre, come il personaggio di Miles cresce, anche la profondità emotiva aumenta in Across the Spider-Verse: se nel primo film Miles passa da essere un bambino ad essere un teenager, nel secondo da teenager diventa adulto. Miles sta abbandonando il nido e quindi deve affrontare la paura dei suoi genitori che possa commettere errori e allo stesso tempo cercare validazione in amici o altre persone, quando dovrebbe cercarla in se stesso. Perciò, deve fronteggiare problemi e scelte molto più complessi, che lo faranno riflettere su chi sia e quale sia il suo posto nel mondo.

Alla produzione e alla scrittura ci sono sempre Phil Lord e Chris Miller, le due menti visionarie che hanno creato film come Piovono polpette, The Lego Movie, I Mitchell contro le macchine e appunto la saga dello Spider-Verse. Mentre alla regia si hanno volti nuovi: Kemp Powers, che ha diretto il film Pixar Soul insieme a Pete Docter; Joaquim Dos Santos, che ha diretto episodi di Avatar - La leggenda di Aang e di La leggenda di Korra; e Justin K. Thompson, che era production designer in Into the Spider-Verse e ha lavorato con Lord e Miller fin dai tempi di Piovono polpette. Ogni regista ha dato il suo fondamentale contributo: Thompson per legare i visual e la narrazione ad un livello ancora più alto di quello che accade di solito, dove il production design segue la storia, ma non la influenza direttamente; Powers per ottenere il meglio dagli attori e attrici; e Dos Santos per portare gli storyboard e l’azione ad un livello ancora più indimenticabile.

In occasione di View Conference, abbiamo incontrato il regista Joaquim Dos Santos e il VFX Supervisor Mike Lasker che ci hanno parlato delle sfide affrontate per realizzare Spider-Man: Across the Spider-Verse.

< Il production design >

Nel film vengono visitati sei diversi mondi, tutti completamente progettati e per cui sono stati creati oltre 600 personaggi unici che li abitassero, tra cui circa 150 Spider-Persone, cercando di portare autenticità e specificità con ogni dettaglio. Ogni universo è caratterizzato da uno stile artistico unico, che riflette lo stile della Spider-Persona che lo abita.

Terra-1610, il mondo di Miles Morales, è rimasto quello di Into the Spider-Verse, sebbene sia stato aggiornato e le nuove location siano state progettate per essere più autentiche possibile.

Terra-65, il mondo di Gwen Stacy, è stata progettata per assomigliare ai dipinti ad acquerello impressionisti ed è stata utilizzata una tavolozza visiva che riflette le emozioni di Gwen stessa. È uno stile che richiama anche le copertine del fumetto originale di Spider-Gwen.

Terra-50101, ovvero Mumbattan, è un mix tra Mumbai e New York. Per creare questo mondo si sono ispirati agli Indrajal, fumetti tipici Indiani che sono caratterizzati da linee d’inchiostro approssimative, colori sovrapposti su più livelli che talvolta escono dalle campiture, blocchi di colori complementari per scene luminose, colori analoghi per scene in ombra, una certa grana della carta e particolari sbiaditure di colori. Inoltre, la città è densa di edifici e persone, sviluppata in verticale e molto caotica.

Terra-928, ovvero Nueva York, è il mondo di Miguel O’Hara, un personaggio forte, deciso, preciso e che vuole un ambiente altamente controllato; il suo universo riflette quindi questa indole con uno stile retro-futurista. Si sono ispirati a pittori come John Berkey, Syd Mead e John Harris, concept artist e disegnatori industriali che creavano ambienti geometrici e matematicamente pianificati, rappresentando quindi molto bene Miguel. Hanno inoltre anche aggiunto l'influenza latino-americana, in particolare prendendo in considerazione Oscar Niemeyer, architetto che ha progettato la città di Brasilia. Nueva York ha cieli azzurri e una città bianca molto pulita, minimalista e che tende ad uno stile di design brutalista e autoritario.

Terra-138, ovvero Old York, è la dimensione di Hobie Brown, anche chiamato Spider-Punk. È un mix tra Londra e New York con uno stile tipico del punk anni ‘70 e composto da un collage di media cartacei.

Terra-42 è un mondo oscuro, dove la criminalità ha preso il sopravvento. Per questo universo hanno voluto rendere omaggio alle leggende dei fumetti Frank Miller, Chris Samnee, John Paul Leon e Sean Gordon Murphy, per il loro stile noir oscuro e grintoso.

Il look, il rendering e gli stili artistici di ogni personaggio sono a volte molto in conflitto tra loro quando si trovano nello stesso spazio, ma ciò nonostante riescono comunque a coesistere nella stessa inquadratura. Uno degli esempi più evidenti è l’Avvoltoio nel mondo di Gwen che è infatti un personaggio disegnato su pergamena, con palette seppia e un aspetto tipico dei bozzetti di Leonardo Da Vinci. Tuttavia si trova nel mondo di Gwen che è molto pittorico e dove i colori colano, si mescolano, fioriscono e splendono, in una continua evoluzione. Per unire questi due stili molto diversi hanno quindi fatto molta attenzione all'illuminazione, a come i personaggi interagiscono tra di loro e con lo sfondo stesso.

< Il character design >

¬ Spider-Punk

Il design di Spider-Punk si basa sulle riviste punk rock degli anni '70. Ha uno stile artistico molto frammentario tipico delle zine, della stampa Xerox e dei collage di poster e giornali. Si sono ispirati ai Sex Pistols, Buzzcocks e My Chemical Romance. Hobie ha l’aspetto di una stampa piatta, con linee che si ri-disegnano continuamente. Inoltre, è animato in stile cut-out e anche i suoi bordi ritagliati cambiano costantemente, rendendolo molto dinamico e fornendo al suo personaggio un rumore continuo. Per il suo stile di rendering, il team di animazione aveva più opzioni di colori e texture tra cui scegliere, oltre a frame rate diversi e incosistenti per varie parti del personaggio. Tutto questo per sottolineare il suo essere anti-convenzionale e al di fuori di ogni regola. Ciononostante hanno dovuto fare in modo che si integrasse nella scena e non rubasse tutta l’attenzione dell’audience.

¬ La Macchia

La Macchia è costituita essenzialmente da uno spazio bianco, in cui viene disegnata la struttura di base del personaggio con un tratto blu e ulteriori linee aggiunte dagli animatori che si ri-disegnano costantemente. Oltre a ciò, ci sono pennellate di inchiostro per le ombre e di bianco per le luci.

Nella storia il suo personaggio si evolve molto. Infatti, è inizialmente sciocco e quasi uno zimbello, ma poi diventa spaventoso, inquietante, intimidatorio e infine davvero minaccioso. Questo cambiamento viene gestito tramite i dialoghi, ma soprattutto anche a livello visivo e di animazione.

Il suo aspetto subisce infatti una transizione: le macchie sono inizialmente distribuite sul suo corpo quasi uniformemente; successivamente vanno ad accumularsi nella zona del tronco man mano che accresce i suoi poteri, quasi a sembrare una malattia; infine arrivano a ricoprirlo quasi interamente. Grazie alla collaborazione tra team di animazione e di effetti, hanno inoltre fatto in modo che l’aspetto del personaggio non fosse mai uguale in due inquadrature, ma che avesse invece un aspetto dinamico, costantemente ri-disegnato.

Siccome evolve molto, per fare in modo che il personaggio sia sempre riconoscibile, tutti i suoi componenti – le linee, la vernice bianca, l'inchiostro, le pennellate, le macchie – sono presenti fin dall'inizio e ne cambia solo l’intensità man mano che evolve il personaggio.

< L’animazione >

Secondo Alan Hawkins, Head of Character Animation, Spider-Man: Across the Spider-Verse ha richiesto delle performance molto mature e a più livelli, perché i personaggi vivono situazioni complesse, in cui non sono semplicemente felici o tristi, ma sono sempre un po’ entrambi oppure non sono del tutto onesti. Inoltre, ogni Spider ha il suo modo di muoversi e di combattere, come ad esempio quello di Pavitr, lo Spider-Man di Mumbattan, che è ispirato alle arti marziali Kalaripayattu, uno stile di combattimento basato sulla flessibilità e su movimenti simili ad una danza.

Probabilmente il personaggio più complesso da animare è stato Hobie, che ha uno stile visivo molto frammentario e la sua animazione non è da meno. Infatti hanno utilizzato diversi frame rate per diverse parti del suo corpo: la sua giacca è animata in 4s, la chitarra in 6s e il suo corpo in 3s, con certe parti in 2s. Hanno quindi usato più rig con impostazioni diverse che poi sono stati uniti insieme. Tuttavia, per fare in modo che non rubasse la scena, sono stati attenti a non farlo muovere troppo all’improvviso, perché sarebbe saltato all’occhio molto di più di un personaggio che ha più inbetween, che danno più tempo allo spettatore per elaborare il movimento. Hanno anche fatto in modo di non cambiare troppo il suo stile di rendering all’interno di uno stesso shot.

Un altro personaggio molto interessante dal punto di vista di animazione è la Macchia che, dopotutto, non avendo un volto, deriva tutta la sua performance esclusivamente dal linguaggio del corpo. Per fare ciò hanno creato un rig specifico per le macchie, che consentiva di spostare e controllare i cerchi di base in relazione alla performance del personaggio. Successivamente, il team VFX sostuituiva le macchie animate con macchie di inchiostro che colassero, reagissero al movimento e non fossero mai statiche. Inoltre, la sua performance passa dall’essere goffa, nervosa e ispirata dagli autoritratti di Egon Schiele, in cui ci sono posture contorte e disagio nel suo stesso corpo, all’essere molto più fiduciosa. Verso la fine, la Macchia diventa così in controllo del proprio corpo, che può semplicemente stare fermo in piedi e muovere solo le macchie nello spazio intorno a lui.

< La tecnologia >

Per realizzare Spider-Man: Across the Spider-Verse hanno creato strumenti che dessero agli artisti la possibilità di dipingere milioni di pennellate nello spazio 3D, tracciare linee animate che potessero mimare diversi stili artistici dei fumetti, vernice e inchiostri dinamici che colassero, si espandessero e mischiassero, controllando luci e ombre come avrebbe fatto un illustratore. Tutto questo per raccontare le emozioni della storia in modi mai visti prima.

¬ Linee

Rispetto a Into the Spider-Verse dove le linee erano quasi solo su volti e mani dei personaggi, in Across the Spider-Verse le linee vengono usate su interi personaggi e addirittura ambienti, diventando una caratteristica che dà coerenza e unicità ai vari Spider-Versi. Inoltre, avevano bisogno di stili di linee diversi: puliti, architettonici, disordinati, abbozzati, pittorici. Le linee erano così importanti nel film che avevano un team di circa 40 persone interamente dedicato a crearele.

È stato quindi necessario sviluppare uno strumento dedicato al tracciamento delle linee, chiamato Kismet, nato principalmente grazie a Pav Grochola, FX Supervisor. In particolare, il tool è stato sviluppato in Houdini per avere il giusto livello di proceduralità e flessibilità. Questo strumento consente di aggiungere un offset alle curve rispetto al modello 3D sottostante, per renderle meno perfette, o di cambiarne lo spessore, a seconda dell’illuminazione della scena.

↳ Mike Lasker a View Conference

Oltre a queste linee procedurali, hanno aggiunto delle linee disegnate a mano, grazie ad uno strumento basato su Blender creato da Edmond Boulet-Gilly e Filippo Maccari. Per velocizzare il processo hanno anche creato dei template per determinati personaggi, come Hobie o la Macchia, che gli artisti potevano poi aggiustare controllando certi parametri.

In alcuni casi, come per il personaggio dell’Avvoltoio, univano linee procedurali, linee disegnate a mano e texture dipinte. Per i personaggi animati, le linee vengono costantemente cancellate e ri-disegnate, il che conferisce un aspetto organico davvero piacevole, imitando il modo in cui gli artisti disegnano davvero. Gran parte delle linee sono state gestite dal dipartimento degli Effetti, ma in alcuni casi sono anche state aggiunte dagli animatori per creare una particolare espressione o sottolineare una certa tensione della scena.

↳ Mike Lasker a View Conference

¬ Pittura, acquerello e pennellate

Per ottenere gli svariati effetti artistici, il team degli effetti ha creato diversi strumenti. Uno di questi è Stroke System, uno strumento procedurale sviluppato all'interno di Nuke e basato su nodi in grado di renderizzare pennellate nello spazio 3D. Un altro tool sviluppato per il film, sempre in Nuke, è chiamato Patchy Bomby, usato per proiettare pennellate e conferire alle superfici il loro caratteristico aspetto pittorico.

Uno strumento chiamato MaskToInk ha consentito agli artisti di eseguire il rendering di una semplice maschera come se fosse fatta di inchiostro bagnato. Il tool dispone di parametri per controllare dove e quanto inchiostro deve espandersi, in base a quanto è bagnata o asciutta la superficie. PigmentMerge è un altro strumento ancora, utilizzato per ricreare in compositing l'effetto sottrattivo dei colori della pittura reale.

↳ Mike Lasker a View Conference

Il team degli effetti ha anche utilizzato un programma chiamato Rebelle, sviluppato da Escape Motions, andandolo ad adattare alle loro necessità. Infatti, Rebelle è un software per dipingere in 2D che imita molto bene il comportamento di pittura e acquerello che però non è pensato per essere usato in animazione. Quindi la soluzione è stata quella di realizzare i visual in Rebelle, inviare i dati che rappresentano le pennellate in Houdini e da lì applicarle all'ambiente 3D. Questo strumento è stato usato molto per animare e illustrare il mondo ad acquerelli di Gwen, ottenendo sfondi sgocciolanti e dai colori intensi che si muovono e riflettono ogni suo stato d'animo.

↳ Mike Lasker a View Conference

¬ Virtual production

Mentre gli strumenti citati sopra sono stati creati da Sony Imageworks, il team di Sony Animation ha creato FlixiVerse, un'applicazione per esplorare gli ambienti in 3D come se fossero set cinematografici reali. Questo ha consentito agli artisti, inclusi anche i registi, di inserire rapidamente modelli 3D nei loro storyboard per un'approssimazione più fedele della scena finale.

\\ Conclusione

In conclusione, Spider-Man: Across the Spider-Verse non si limita a ricalcare il successo del suo predecessore ma eleva il concetto di multiverso a nuove vette creative, dimostrando che l'innovazione e l'esplorazione artistica possono convivere armoniosamente con il racconto di storie profonde e emotivamente coinvolgenti. Con un team di talenti straordinari dietro la produzione, il film si distingue come un capolavoro di animazione, che amplia i confini del possibile e lascia un'eredità di ispirazione per future generazioni di creatori e appassionati. Across the Spider-Verse non solo celebra l'evoluzione di Miles Morales e dei suoi compagni attraverso un viaggio ricco di sfide e crescita personale, ma consolida anche l'importanza di raccontare storie che risuonano con temi universali, dimostrando ancora una volta che l'universo di Spider-Man è infinito nelle sue possibilità narrative e visive.

Ascolta ora il podcast in cui parliamo di Spider-Man: Into the Spider-Verse, per scoprire di più sulla storia, i personaggi e le tematiche del film!
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